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**Piccola iena**

.L'odore dell'amore nella mente; Dolente, Tremante, Ardente.
Canzoni della settimana
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Giulia

Occupation
Confusa, inquieta, contorta, spettinata.
"Superchiome guarda e impara, inghiotte e non riggetta, parla spesso di niente ma con idillio personale, ha problemi con le somme, è travolta dagli eventi e dalle loro scie comete"
La collezionatrice di soprannomi
Edgar Lee Masters
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January 08

Anche io ora so.

 
Io so e ho le prove. Io so come hanno origine le economie e dove prendono l'odore. L'odore dell'affermazione e della vittoria. Io so cosa trasuda il profitto. Io so. E la verità della parola non fa prigionieri perchè tutto divora e di tutto fa prova. E non deve trascinare controprove e imbastire istruttorie. Osserva, soppesa, guarda, ascolta. Sa. Non condanna in nessun gabbio e i testimoni non ritrattano. Nessuno si pente. Io so ho le prove. Io so dove le pagine dei manuali d'economia si dileguno mutando i loro frattali in materia, cose, ferro, tempo e contratti. Io so. Le prove non sono nascoste in nessuna pen-drive celata in buche sotto terra. Non ho video compromittenti in garage nascosti in inaccessibili paesi di montagna. Nè possiedo documenti ciclostilati dei servizi segreti. Le prove sono inconfutabili perchè parziali, riprese con le iridi, raccontate con le parole e temprate con le emozioni rimbalzate su ferri e legni. Io vedo, trasento, guardo, PARLO, e così testimonio brutta parola che ancora può valere quando sussurra: <E' falso> all'orecchio di chi ascolta le cantilene a rima baciata dei meccanismi di potere. Laverità è parziale, in fondo se fosse riducibile a formula oggettiva sarebbe chimica. Io so e ho le prove. E quindi racconto. Di queste verità.
[...]
Io so in che misura ogni pilastro è il sangue degli altri. Io so e ho le prove. Non faccio prigionieri.
 
Roberto Saviano, Gomorra.
 
 
A67, TammorrAntiCamorra:
 
 
 
 
 
November 15

Sulla Sua cattiva strada

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"Quella che ho scelto io è un'attivita che può fare chiunque,
non ho mai incontrato nessuno che non abbia scritto tra i 16 e i 18 anni qualche cosa,
e qualche cosa anche di molto bello.
Credo che quindi quasi tutti noi siamo degli artisti.
Il fatto è che non abbiamo il tempo, non abbiamo le condizioni di opportunità per poterlo essere.
E' molto difficile, voglio dire, che una persona che lavora otto ore al giorno a un tornio venga a casa e si metta lì a carcare di comporre una canzone."

.Fabrizio De Andrè.



Uno dei regali più belli che ho ricevuto
nella mia carriera compleannesca!
November 09

la mia vita è un incontro decisivo e una coincidenza inaspettata

 

Oggi sono il frutto di diciotto anni, che non sono tanti, che sono periodi cadenzati, che sono ere caratterizzate da qualcosa.

E’ da un po’ che immagino il percorso di ognuno come un filo rosso, e bhè alla fine si forma una bella matassa per quanto si va avanti e si indietreggia, per quanto giri e rigiri su te stessa impicciandoti ancora di più, e quando provi a dare un ordine a quell’intreccio di eventi, circostanze, coincidenze và a finire che non ti raccapezzi più, come sta succedendo a me proprio ora, che cerco di proseguire in ordine cronologico gli anni nella mia testa, ma non ci riesco. E allora com’è mio solito, provare a costruire un discorso logico che riproduca fedelmente le emozioni, sensazioni e i ricordi più vivi mi è quasi impossibile, c’è solo una lista di piccole gocce splendenti che non usciranno mai da qui dentro e si riflettono nei miei comportamenti quotidiani, nel modo di affrontare la realtà, che mi hanno inevitabilmente reso ciò che sono, giusta o sbagliata che sia.

Sono la riproduzione ancora della maschiaccia che giocava a soldatini con Duccio o della dispotica che lo obbligava a fare il cane di Barbie, sono ancora quella che ama i capi d’abbigliamento un po’ stravaganti, come i cappelli che portavo da piccola.

Sono la principessa e l’indiana, la strega e la fragola.

Sono la pettegola che origliava i discorsi dei vecchi al parco ma sapeva mantenere i segreti, sono la paladina della giustizia che ha sempre parlato anche quando non le riguardavano certe “ingiustizie” e probabilmente questo vizio non me lo toglierò mai. Sono la bambina vivace che diventava un angelo di fronte a un barattoletto di olive o di cipolline sotto aceto, sono la bambina vivace che una volta è stata buttata giù dalle scale con un conseguente occhio nero, sono la bambina vivace che per saltare (violentemente) sul lettone dei miei ne ha sbragato una zampa o la stessa che ha versato l’acqua dal balcone in testa ai vicini che stavano cenando in giardino. Sono quella strana che ha dovuto per forza chiamare il bambolotto Ruscello, un Signor Bambolotto, sono la stessa che non ha mai capito come si giocasse col Tamagochi, più che altro come ci si divertisse col Tamagochi che non capivo perché dovevi avere un essere virtuale sulla coscienza se poi ti moriva! Sono l’egocentrica in piedi sul tavolino e l’introversa con chi non m’ispira,sono quella dalla risata esagerata, sono quella dalle mille storie assurde, la mia vita è un incontro decisivo e una coincidenza inaspettata. Sono la quattordicenne che da quando ha letto “Due di Due” di De Carlo si è innamorata dei libri, che da quando ha iniziato a dipendere dalla musica traccia tappe di concerti non sempre realizzabili e poi quella dei nuovi ambienti come quello della mia bella scuola di musica. Sono la pugliese d’adozione e da grande non so da quale città mi vorrò fare adottare ma ho paura di rimanere inchiodata Qui.

Sono l’innamorata delle Parole, non delle mie ovviamente, che mi sembrano sempre così scontate e ripetitive, sono l’innamorata .punto. L’innamorata delle mie amiche vicine a cui non dimostro quasi mai cosa veramente sono Loro per Me, L’innamorata delle amiche lontane a cui lo esplicito sempre per paura che se ne dimentichino non vedendomi. L’innamorata della mia vita, di quella che è stata fino ad ora, dei miei genitori che spesso non capisco ma a volte mi sanno sorprendere, di mia sorella che è ancora un semi-mistero per me, dei suoi silenzi impenetrabili che piano piano dovrò spazzar via. L’innamorata del mio cane adolescente ciccione. L’innamorata dello zaino sulle spalle che a volte pesa un po’ troppo. L’innamorata dei miei squilibri, sono perfettamente squilibrata. L’innamorata della Nostra storia, che è un miscuglio di riccioli neri e pensieri che viaggiano a chilometri di distanza, che qualunque sarà il nostro destino è stata come volevamo noi e niente ce la porterà via.

L’innamorata .punto.

November 07

.

 

Ci sarai Domenica? Tornerai vincente dalla tua battaglia, ancora una volta?

 

C’è un silenzio surreale in questa casa che di solito è sempre così vissuta e caotica, c’è un silenzio rotto dal

frullino di mia madre che si ostina a fare la torta anche con gli occhi lucidi e lo sguardo assente.

I preparativi per gli eventi importanti sono sempre la parte che più mi piace…e questi li avevo immaginati da tanto…ma è evidente che non dovevano andare proprio secondo le mie previsioni…è come se si continuasse perché ormai manca poco “e dai che i 18 sono arrivati”, “ma noi non festeggeremo finchè non saremo al completo, te lo prometto!”…e Tu arriverai?...non c’è altro regalo che io possa desiderare ora, esattamente nessun’altro! Voglio sederti accanto e ridere spensieratamente come sappiamo fare noi, brindare alla nostra complicità; alla tua nipote che è cresciuta, che hai cresciuto, alla Mia Zia, alla Mia Amica, alla Mia seconda madre, al Mio diamante nel carbone che brilla, e non smette di farlo. Voglio ricordare ancora  di quando mi infilavi le scarpe al rovescio, di quando trovavi con i “Giochi Riuniti” il rimedio alla nostra noia e ai nostri piagnucolii, di quando ci preparavi il fegato per cena e non volevo mai tornare a casa e la battaglia per il criceto al mio decimo compleanno (credo!), battaglia persa, “scusa giuggè, lo sai che mamma e papà non lo volevano!” e invece la vittoria l’anno dopo con il televisore da mettere in cameretta! Ridere di quando mi portavi a lavoro con te e ti aiutavo a togliere i bigodini alle vecchiette acide che prendevi così in giro o quando spolveravamo insieme con Venditti e Baglioni e la musica si sentiva da sotto la strada e tutti sapevano che stavi facendo pulizie, voglio ricordare i the delle 17:00 e le chiacchierate sui primi amori e sul tuo sostegno morale. Vorrei dartelo io ora quel sostegno e dirti che andrà tutto bene, che non è niente di grave, che ritornerai alla tua frenesia esagerata e festeggeremo, lo faremo TUTTI INSIEME, non importa quando.

 

Holding_On_by_ILoveTheUsed15

 

"Ma non so cosa unisce il Padre al Figlio
[...]
e cosa li tiene sospesi sul filo
tra il primo e l'ultimo giorno
della loro vita preziosa"

Stefano Benni, Blues in sedici

November 03

Senza domani adesso non ci resto!

 

Io mi sento offesa.

Credete davvero che questa potente “sinistra” ci stia manipolando?

Davvero ci fate così privi di cervello e contenuti?!

Perché sapete se non è normale essere precari a 40 anni lo è ancora di meno esserlo a 18,

non è così normale sentire di dover sacrificare i propri reali interessi per fare qualcosa che ci garantisca una briciola minuscola di futuro.

Ci stiamo lanciando nel vuoto e nel buio, è il più grande investimento oggi quello di scegliere di continuare a studiare e poi COSA !?

Io sono realmente preoccupata, perché non vedo niente,

eccetto montagne di dubbi e incertezze e allora cerco di gridare,

cerco di farlo nella mia realtà che sembra addormentata e ANCORA inconsapevole,

inconsapevole che stanno tagliando anche il nostro avvenire.

 

 

Duchi della cultura

Parlavano i peggiori

Poiché dei migliori

Avevano paura.

 

Stefano Benni, Blues in sedici

October 19

.

 

(Maria Stella Gelimini)
 
 
A ME FA PAURA
ma del resto è questo il governo fondato sulla Paura.
Tremate oh voi popoli tutti, che la repressione abbia inizio.
 
 
 
 
"Cominci a intravedere, adesso, il mondo che stiamo costruendo?
E' esattamente l'opposto di quelle stupide utopie edonistiche immaginate dai riformatori del passato.
Un mondo fatto di paura e tradimento, di tormento, un mondo nel quale si calpesta e si viene calpestati,
in un mondo che nel perfezionarsi diventerà sempre più spietato. 
Progresso, nel nostro mondo, significherà progredire verso una sofferenza più grande.
Le antiche civiltà sostenevano di essere fondate sull'amore o sulla giustizia, la nostra è fondata sull'odio.
Le sole emozioni destinate a esistere nel nostro mondo saranno la paura, la collera, l'esaltazione e l'umiliazione.
Tutto il resto lo distruggeremo. Tutto. Già staimo smantellando quelle abitudini mentali che erano un retaggio della Rivoluzione."
 
 
da 1984, George Orwell (il profeta)

 

 

October 05

Into the wild

 
 
"Due anni lui gira per il mondo: niente telefono, niente piscina, niente cani e gatti, niente sigarette.
Libertà estrema, un'estremista, un viaggiatore esteta che ha per casa la strada.
Così ora, dopo due anni di cammino arriva l'ultima e più grande avventura.
L'apogeo della battaglia per uccidere il falso essere interiore, suggella vittoriosamente la rivoluzione spirituale.
Per non essere più avvelenato dalla civiltà lui fugge,
cammina solo sulla terra per perdersi nella natura selvaggia."
 
(C. J. McCandless)
September 08

siamo quello che respiriamo.

 

[cri-01.jpg]

[quello che fa diverso un uomo è il posto dove vive
ognuno in fondo ha le stesse possibilità
per questo motivo se vuoi partire
non sarò certo io a fermarti
a dirti che in fondo il mondo non è così enorme
e ti puoi perdere anche nella tua città
]

August 30

E noi siamo infiniti e sublimi

 

Sembra di essermi lasciata alle spalle questo paese monotono da più di un mese, invece sono trascorsi solo nove giorni. Solo nove. Mi sembra di conoscere sempre meno gente qui. Le persone neanche mi riconoscono, non mi vedono. Un perfetto fantasma. Se solo ripenso mi blocco e non conosco ancora il modo per resettare ed andare avanti, in un anno ancora non ho capito bene come si fa. Ogni volta è un organo strappato via, è una mano che ti entra nella bocca ed estirpa tutto quello che trova e quando tu guardi il paesaggio fuori dal finestrino ti senti più vuota che mai. Non so cosa pensasse di me la gente quando mi vedeva con gli occhi lucidi a fissare un pacchetto regalo e una lettera poggiati sul tavolinetto dell’eurostar senza il coraggio di aprire nulla, ho lasciato scorrere i chilometri e mi sono decisa quando ero a poco più di mezz’ora da casa. Casa. Dicono che è questa la mia casa. La casa da dove si sente il treno passare.
Non è stata un’illusione, nessuna illusione, tutta pura realtà, niente racconti per telefono e gesti descritti, tutto vero. Dannatamente vero, è per questo che fa così male. Vorrei che fosse un inverno nuovo anche per me, forse lo sarà. Ti vivrò nelle tue scoperte cercando di non diventare pazza qui, ad affrontare il mio ultimo anno.

-Belle and sebastian, Sleep the clock around
-Damian Rice, I remember
-Sonic youth, Superstar
-Tesla, Love song
-Joy Division, Love will tear us apart
-Max Gazzè, L’ultimo cielo

DSC03852

...grazie a te ho una barca da scrivere ho un treno da perdere
e un invito all'Hotel Supramonte dove ho visto la neve
sul tuo corpo così dolce di fame così dolce di sete
passerà anche questa stazione senza far male
passerà questa pioggia sottile come passa il dolore ...

Fabrizio de Andrè, Hotel Supramonte

 

August 17

Benny & Joon

 

depp

 
-Non ti piacciono le uvette?
-No, per niente!
-Perchè?
-Una volta erano belle, succose...e ora sono rinzecchite, gli hanno rubato la vita.
Sono dolci di sapore ma in realtà sono chicchi d'uva umiliati.
Direi che non appoggio i produttori di uva secca!
-Hai visto quelle uvette alla tv? Quelle che cantano, ballano, eccetera...
-Mi fanno paura.
-Si a me pure!
-Che schifo!! Quelli della pubblicità le fanno cantare e ballare così la gente li mangia.
-Che vergogna...poveracci!
-Cannibali.
-Già!
July 27

Lasciami leccare l'adrenalina

 
 
E’ passato. E’ passato e vorrei che ricominci tutto da capo, i biglietti comprati tanto tempo prima, contare i giorni, e poi il viaggio e l’inizio del concerto degli Afterhours. Finalmente. Ho lasciato sedimentare le emozioni, cosa che non è ancora completamente avvenuta, ho come l’impressione che sia tutto accaduto in una dimensione parallela senza spazio né tempo soprattutto. Mi capita sempre quando sono a qualche concerto importante; perdo la concezione del tempo, e non sono cosciente delle azioni che avvengono, mi dimentico chi sono, come sono fatta, qual’è la mia storia, ma riaffiora tutto non appena suonano le canzoni della mia adolescenza. E così tutto ritorna a galla, i giorni trascorsi ad estraniarmi con le parole di Manuel, con la loro musica, gli episodi a cui inevitabilmente certi versi mi riconducono, Tutti i centinaia di fogli scritti con le loro citazioni, ognuna per ogni giorno, per ogni stato d’animo. Ero su quelle gradinate con gli occhi lucidi e incredula perché finalmente c’ero, perché stavano aprendo con Non è per sempre, perché erano in mezzo al pubblico, perché anche solo gli applausi mi facevano rabbrividire. Io c’ero e non c’ero. Apparivo e scomparivo come il miglior illusionista avrebbe fatto, gridavo.cantavo.ballavo.fremevo e poi Puff nel passato. Immersa tra i giorni bui di "voglio una pelle splendida" (che forse non è mai arrivato), tra quelli nostalgici di "Bungee Jumping", quelli a maledire la mia patologia di "Ci sono molti modi", quelli senza magia di "Il sangue di Giuda", quelli invece decisamente magici di "L’estate" e i TUTTI giorni di "Quello che non c’è" e "Bye bye Bombay". La prima volta che li ascoltai fu con male di miele, avevo 13 anni ed ero appena entrata in una scuola tutta nuova, ora mi accingo a farne 18 e a finire quella stessa scuola e non ho mai smesso di rifugiarmi in loro, per questo dico che sono la colonna sonora della mia adolescenza, perché se sono così pregi e difetti inclusi, un po’ lo devo anche a loro, perché se l’emotività è la mia prerogativa è anche un po’ colpa loro, perché se molte volte mi sento fuori luogo so che è anche per loro, perché anche io scatarrerei volentieri su molti giovani d’oggi, perché se sono una Piccola iena è senz’altro merito loro. E allora grazie After per la compagnia che mi avete fatto e che continuerete a farmi, per le due ore e mezza di musica, per le canzoni meravigliose che avete suonato, per aver aperto in mezzo al pubblico, per non esservi risparmiati. Grazie a Marta e Sergio perché due dei momenti più belli della serata sono stati i viaggi di andata e di ritorno, grazie per i discorsi fatti, per aver condiviso le vostre storie e i discorsi più seri. Grazie.
 

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La scaletta è più o meno questa, non è proprio l’ordine esatto!:

Non è per sempre
Voglio una pelle splendida
Male di miele
Naufragio sull'isola del tesoro
La vedova bianca
La fine è la più importante
Musa di nessuno
Sulle labbra
Orchi e streghe non sono soli
Sui giovani d’oggi ci scatarro su
Lasciami leccare l'adrenalina

Ci sono molti modi
Germi
1.9.9.6
La sottile linea bianca
è Solo febbre
Ballata per la mia piccola iena
Rapace
Milano circonvallazione esterna
Tema: la mia città
Il Sangue di giuda
L’Estate
Tutti gli uomini del presidente
La verità che ricordavo
Riprendere Berlino
Neppure carne da cannoni per Dio
Tutto domani
Varanasy Baby
Bungee Jumping
Quello che non c'è
Tarantella all'inazione
Male di miele
Bye Bye Bombay
Mi trovo nuovo

PS:Grazie ad Emanuela per averla gentilmente offerta!

July 22

Tresor

 
montmartrepisarro
Camille Pissarro, The Boulevard Montmartre at Night
 
C’è un piccolo omino che passeggia per gli Champs Elysèes un po’ spaesato, quel grande viale pensa non faccia troppo per lui che si sente molto più a suo agio a perdersi in un vicolo stretto di Montmatre. Cammina tutto il giorno con la sua macchina fotografica al collo e un piccolo block notes sempre a portata di mano, cerca spesso di scambiare quattro chiacchiere con qualche passante, perché gli piace entrare nei luoghi. Quando è stanco si siede su qualche panchina o su un marciapiede sporco ad osservare i pittori che non si stancano di dipingere lo stesso stralcio di paesaggio da trent’anni per i turisti. Quando torna nella sua stanza, la notte viene illuminata da quei bei lampioni in ferro battuto e allora si sente al sicuro e può far uscire con cura dal suo taschino quei due paia di occhi in più che si è portato con sé. Loro stanno tutto il giorno, come due biglie preziose, nel suo gilet e dai foretti del tessuto cercano di spiare tutto…Ah ma quando viene la sera il piccolo omino gli riracconta tutta la giornata e loro assorbono tutte le immagine del loro padrone e le custodiscono per lui che ha ancora così tanto da vedere.
 
.La distanza che si accumula alla distanza.
July 04

Esiste un modo per tornare ad essere buoni

 
Solo_un_aquilone____by_benia108
 
"...Sogno che mio figlio crescendo diventerà una brava persona, una persona libera e importante.
Sogno che i fiori lawla torneranno a fiorire per le strade di Kabul,
che nelle sale da the potremo di nuovo ascoltare la musica del rubab e che in cielo voleranno ancora gli aquiloni.
E sogno che un giorno tornerai a Kabul a rivedere la terra della tua infanzia.
Se lo farai, troverai ad aspettarti un vecchio amico fedele..."
 
Il cacciatore di aquiloni
June 26

Shallalalala

 

ShallalaBoBom

 

09.07.08 ----> Concerto Marlene Kuntz
24.07.08 ----> Concerto Afterhours
June 14

On air: Sigur Ros

 

3651639

A me fanno piangere.
Quegli islandesi mi fanno piangere.
E’ come se avessero un potere particolare non solo su di me, loro si infiltrano nella tua intimità,
si fanno spazio nelle cavità più nascoste e giacciono lì, si muovono appena con una danza dolce e soave, ti accarezzano ma fanno male.
Perché senti dei leggeri rigurgiti emozionali continui che salgono su e devono uscire, uscire fuori allo scoperto.
E ti viene voglia di riscoprire tutte quelle piccole sfumature che a volte sembrano inesistenti, congelate;
affondare le dita dei piedi nella sabbia bagnata, scavare nella sabbia asciutta e sentire l’umido dell’acqua che arriva,
sentire il mare che ti scivola soffice sulla pelle, farsi il bagno vestiti, correre in discesa tra l’erba alta,
abbandonare il corpo, disegnare delle onde con le mani, mettersi un paio di ali finte e sentirsi uccelli,
 
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appannare il vetro con il fiato e disegnarci su, togliersi gli occhiali e vedere ogni cosa con il proprio colore,
ricevere in regalo una piccola cosa che significhi .tutto., essere liberi di essere ciò che si è,
una bimba che balla fuori tempo e se ne frega, avere male agli occhi per un cielo gonfio e bianco di nuvole,
dormire mano nella mano, delle ombre delle luci particolari, liberarsi da tutto, nuotare nell'aria,
 
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un lenzuolo bianco steso al vento e profumato, i movimenti dei vapori che salgono sulle montagne,
far volare da sdraiati un aquilone, il sorriso malinconico di un vecchio solo, due anziani che si baciano,  
 suonare ai campanelli e scappare, saltare nelle pozzanghere e fermatemi.

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Ancora grazie a Marta.

 

June 09

*_*

 
 
"La cosa più ingiusta della vita è come finisce.
Voglio dire: la vita è dura e impiega la maggior parte del nostro tempo.
Cosa ottieni alla fine? La morte. Che significa! Che cos'e la morte? Una specie di bonus per aver vissuto?
Credo che il ciclo vitale dovrebbe essere del tutto rovesciato.
Bisognerebbe iniziare morendo, così ci si leva subito il pensiero.
Poi, in un ospizio dal quale si viene buttati fuori perché troppo giovani.
Ti danno una gratifica e quindi cominci a lavorare e per 40 anni,
fino a che sarai sufficientemente giovane per goderti la pensione.
Seguono, feste, alcool, erba ed il liceo...
Finalmente cominciano le elementari, diventi bambino, giochi e non hai responsabilità,
diventi un neonato, ritorni nel ventre di tua madre, passi i tuoi ultimi nove mesi galleggiando,
e finisci il tutto con un bell'orgasmo!"

 


June 04

La Voce

 
 
La culla ove giacevo s'appoggiava contro la biblioteca,
malinconica Babele, ove poesia, novella, scienza,
la cenere latina con la polvere greca, tutto appariva mescolato.
avevo la statura di un in-folio.
Due voci mi parlavano. La prima, decisa e insidiosa,
mi diceva: "La Terra è un dolce ricco di sapore;
posso farti (ed allora il tuo piacere sarebbe senza fine)
un appetito che in volume lo eguaglia."
E l'altra: "Vieni! Vieni a viaggiare in mezzo ai sogni,
oltre il possibile, oltre il conosciuto!"
E questa, come il vento delle spiaggie, cantava,
spettro che vagiva, giunto chissà da dove,
che carezza e insieme atterrisce l'orecchio.
Io ti risposi: "Sì, dolce voce!" Ed è da allora
che data, ahimè, quella che si può chiamare
la mia piaga e la mi fatalità.
Dietro le quinte dell'immensa vita
nel più profondo dell'abisso, io vedo distintamente
mondi singolari, ed estatica vittima di questa chiaroveggenza,
mi trascino dietro serpenti che mi mordono le scarpe.
E' da quel tempo che, come i profeti,
tanto teneramente amo il deserto e il mare;
che nel lutto rido, e piango nelle feste,
e che apprezzo per soave il vino più amaro;
che spessissimo prendo fatti conreti per finzioni,
e che, con gli occhi al cielo, cado in buche.
Però la Voce mi consola e dice:
"Tieniti i tuoi sogni; i saggi non ne hanno
di così belli come ne hanno i pazzi!"
 
Charles_Baudelaire
 
 
Charles Baudelaire, "I fiori del male"
 
 
 
Perchè chiusa la copertina rossa, dalle pagine ingiallite e macchiate giungevano quelle voci,
strane voci che si sentono solo dai libri di poesia.
May 18

la chimica nel suo cervello ha regole tutte sue

 

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Xavier ha un viso curioso, due occhi grandi e neri come un furetto, e non fanno altro che domandarsi sugli eventi strani della natura. Sulle sue guance spuntano qua e là degli anomali ciuffetti di barba arricciata, sebbene i suoi capelli siano lisci, elettrici e molto anarchici. I suoi movimenti sono precisi e un po’ nervosi, la sua figura longilinea e quel monocolo sempre a portata di mano gli danno un’aria da intellettuale.
Quel monocolo era così elegante, attaccato ad una catenella argentata, faceva nascere una curiosità irrefrenabile nell’anima delle persone che lo incontravano. "Osservo tutto meglio" rispondeva lui secco e deciso. Tutti raccontavano strane leggende su di lui, si diceva che fosse un chimico francese di fama internazionale e tutti i suoi grandi esperimenti avvenivano in casa sua. "Quella casa ha un laboratorio immenso…quella casa E’ un laboratorio!". La prima impressione che dava l’abitazione infatti era proprio quella; tutti, TUTTI i davanzali delle finestre erano pieni di provette con liquidi colorati all’interno. C’erano davvero tutti i colori e passare lì davanti al tramonto era uno spettacolo imperdibile, la luce tagliava trasversalmente quei liquidi e le pareti bianche si dipingevano dei riflessi delle provette, ma nessuno sapeva che Xavier mescolava soluti e solventi ad istinto, senza nessuna regola –la chimica nel suo cervello ha regole tutte sue-.
Quando si sente solo afferra una bacchetta di vetro e la passa sulle pareti delle provette, il suono che ne esce è come quello che produce il vento quando fa ballare i sonagli appesi fuori alle porte.
Quello era il suo regno, quelle melodie così delicate e pulite sembrava gli parlassero e lui rimaneva incantato da tanta bellezza, si accucciava e osservava col suo monocolo il giardino attraverso i vetri dei contenitori colorati, pensava; "Se tutti avessimo delle provette con cui scrutare quella giungla là fuori, ci accorgeremmo di quanto è artefatta e innaturale la nostra città e ritorneremmo alla natura, la apprezzeremmo".
Così decise...Xavier il giorno dopo si alzò all’alba e contemplò per l’ultima volta la sua crezione, baciò ogni ampolla e le fece ancora suonare, poi con un manico di scopa le gettò a terra una ad una, il pavimento bagnato si schizzava di allegria, e il vetro che si infrangeva a terra era liberatorio.
L’ultima volta che videro quello strano ragazzo era una bella giornata primaverile, aveva uno zaino in spalla e si addentrava nel bosco del paese.

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La mia vita
a un chilometro da qua
so quello che ho

La certezza di
ogni novità
è il senso di abitudine
già dalla sua metà
...

-Afterhours, "I milanesi ammazzano il sabato"- 


May 12

Come raccontare l'amore, il sesso e l'angoscia di esistere con passione così gelida da farvi male

 
 
 
 
 AfterPicc
 
"La prima volta che ho ascoltato il disco degli Afterhours sono rimasto senza parole. Eppure c'erano state Le sessioni ricreative, il pre-album che proprio XL ha pubblicato e che vedeva sperimentazioni ardite e assai interessanti come Dall'alto, a sinistra del leccio. Eppure, paradossalmente, proprio pezzi come E' solo febbre e Pochi istanti nella lavatrice (pure presenti ne Le sessioni) erano più riconducibili allo stile Afterhours. Il resto invece è tabula rasa, come se davvero nella lavatrice gli After ci fossero stati anni e non pochi istanti. Dal punto di vista musicale questo è sicuramente l'album più originale, vario e potente della band milanese. Dal punto di vista dei testi è un mirabile esempio di minimalismo crudele, come mai in Italia si è visto. La caratteristica di Manuel Agnelli è sempre stata quella di parlare di sesso e di vita senza peli sulla lingua ma in questo disco la struttura narrativa è variegata, a volte crudissima, a volte straniante: è una capacità anti-retorica che lascia stupiti per la sua bellezza oscura, fredda e tagliente come un diamante. Non viene in mente nulla di simile e questo significa che gli Afterhours sono ormai fuori da tutto: al di là di qualsiasi tendenza come solo i grandissimi. E come solo per i dischi più belli, dopo la doccia fredda del primo ascolto il disco cresce in continuazione, diventa una scoperta continua che non stanca mai. Chi ama l'usa e getta è destinato a stargli lontano. Ecco dunque l'unico possibile contatto con il romanzo di Scerbanenco (cui fa riferimento, con un gioco di parole il titolo dell'album): un mondo di passioni estreme tra l'apparente ordinarietà del quotidiano. E' il mondo di E' dura essere Silvan dove si racconta come è difficile invecchiare e sorridere alla gente "con un parrucchino al cuore"; l'artista che invecchia. Un altro tabù infranto: il proprio. E con lo stesso cinismo crudo con cui si guarda al mondo. Anche se la speranza affiora qua e là: "Non sarebbe bello riprendere Berlino/ non sarebbe strano farlo senza eroi?". Una sfida al mondo dei buoni sentimenti che nascondono orrori: vivere senza credere a falsi dei, il coraggio di essere liberi. Una sfida al mondo e soprattutto a quello di Sui giovani d'oggi ci scatarro su. E quindi: "Dai piccina mostraci chi sei"...Magari uscendo dal tuo fottuto blog."
 
Luca Valtorta per XL di repubblica
 
 
Potevo scrivere le sensazioni, i sentimenti di una che è stata inghiottita da questo cd fatto di coltelli e centrini ma questa recenzione era così azzeccata.
April 29

menouno

Quel sapore di foto vecchie, di inchiostro al chiuso, di scatole impolverate, di parchettoni riaperti dopo chissà quanto tempo, di piccoli particolari che riaffiorano velocemente colpendo forte il cuore. Avere la cameretta piena zeppa di ricordi che costituiscono la mia vita intera, che strano, 17 anni in quattro mura. Sfogliare album su album, scatti intrappolati, costruirmi barriere di foto rilegate e non sapere più come uscire dal quel centro. Sembra proprio che il mio passato e il mio futuro vogliano essere i protagonisti di questi giorni, e come se non bastasse è intervenuto pure Pascal meledettamente giusto. E’ vero che si vive solamente nell’attesa, nella ricerca, e non si fa altro che sfogliare vecchie memorie o future aspettative e vedere il presente solo come una vuota sala d’aspetto, come una piattaforma per l’avvenire.
Stupidi noi che non sappiamo prenderci quello che viviamo.
Stupidi noi che anche quando abbiamo raggiunto una meta pensiamo ad edificarne un’altra e poi un’altra ancora e ciò che abbiamo sotto al naso è un’altra foto malinconica.
 
 
Dettaglio
 
.Alla vigilia del grande evento, mi rimbocco le maniche per vivere questo presente imminente.
April 13

"Uno è il sasso nello stagno. E' il piacere, glu-glu che sprofonda giù, nei liquidi del corpo"

Marlene è Stato d’animo *01, le luci che si affievoliscono, la chitarra acustica, la sedia, la sua voce non più da un cd. E’ la speranza di un domani risanato.
Marlene è Siberia *02, i Diaframma riportati in vita.
Marlene è Fantasmi *03, una lastra di metallo suonata, coretti western.
Marlene è 111 *04, è tre volte uno, è l’amore, è il tradimento, è la tragedia. E’ la sua voce sussurrata al microfono, è la sua rabbia sputata al pubblico. E’ sentire quelle parole violente che ti gelano il sangue.
Marlene è Canzone Ecologica *05, la prima canzone amata di Uno, leggere i versi su un treno in corsa e capire che anche il silenzio è amore. E’ aspettare con il fiato sospeso il momento in cui dirà: ‘Disarmonico’ e ‘Il fiato dell’Universo’.
Marlene è Musa *06, l’invocazione con il suo pianoforte, con la sua dolcezza ovattata, con la sua melodia sinuosa. E’ rievocare la danza di notti estive. E’ una ‘gabbia dorata’.
Marlene è Uno *07, è l’applauso che parte all’inizio delLa canzone, è il sentimento nobile e la sua scia di domande.
"Quando dico ‘due’, ho già cominciato a contare e non vi è più limite. Esiste solo un numero vero: Uno. E l’amore, a quanto pare, è l’esponente migliore di questa unicità." (Vladimir Nabokov)
Marlene è La libertà *08, le parole di Gaber di nuovo su un palcoscenico, un moscone che prende vita nelle mani leggere di Cristiano.
Marlene è Nuotando nell’aria *09, è l’anima che trema, è un’esplosione interna, le mani che vibrano, la penna che cade a terra. Fotogrammi di vita, di questa stagione emotiva. E’ la sera trascorsa a piangere su un letto rosa e le pareti impregnate di questa canzone. E’ la domanda più ricorrente: come si fanno a scrivere certe cose? E’ un lampadario che ho tatuato con quelle parole. Sono i miei singhiozzi veloci sulla poltrona rossa del teatro e non preoccuparmi del vicino sconosciuto, sono le lacrime sprigionate, finalmente libera, sono gli occhi di Marta che mi accarezzavano dall’altro lato della sala, è Ninni nel petto. E’ la canzone numero 9, è il giorno del mio compleanno, è tre volte la perfezione, è la mia preferita.
Marlene è Schiele, lei, me *10, è quell’atmosfera intima di un contrabbasso e una tastiera, è una canzone raccontata, è Vedere la poesia.
Marlene è L’esangue Deborah *11, ‘commuove gli angeli’, ‘congela l’anima’.
Marlene è Ricordo *12, riscoprire le canzoni più vecchie, la memoria che si rispolvera.
Marlene è Ineluttabile *13, è un cellulare che non prende, è voler far arrivare la musica da lui, è l’attesa del ritornello, è vedere Riccardo che finalmente si scatena con la sua chitarra, è Luca che impazzisce con le bacchette, è il palco in movimento.
Marlene è Bellezza *14, è non riuscire a realizzare che è proprio Lei, è la seconda liberazione, è sentire freddo, è cantare a occhi chiusi, è credere in ciò che si canta, è la filosofia di vita, è il violino che si fa vento.
Marlene è Amen *15, è stupirsi di quanta verità c’è dentro, è essere posseduti dalle urla e dalla dolcezza finale.
Marlene è La canzone che scrivo per te *16, è rivedermi mentre la suono con la mia chitarrina, è uno dei primi messaggi ricevuti, è ondeggiare, è ‘ti vorrei qua’, è il ‘sorriso da succhiare’.
Marlene è Lieve *17, è la terza liberazione, è una spiaggia al tramonto, è stare sotto i pini con loro tre, è la dolcezza di una mano che mi mette una cuffietta nell’orecchio e me la fa ascoltare. E’ la versione di S-Low, è Quell’arpeggio, è sabbia, note e carezze che si incollano. E’ la fine di una mail con quei versi. E’ il continuo andare e venire del mare, come il movimento di bacino di Cristiano. E’ ‘svanire per sempre persi dentro di noi’.
Marlene è Negli abissi fra i palpiti *18, è quel ritmo coinvolgente, è la felicità destinata a morire, è l’infelicità che si fa arte ‘generosa fontana’.
Marlene è Sapore di miele *19, sono i piedi dei musicisti che battono il tempo violentemente sul palco di legno, sono le mani del pubblico che li seguono. E’ il pensiero che vola da Madda, è il volerla accanto per sorridere nell’ascoltarla, è cercare di chiamarla inutilmente, è un banco scritto, è la canzone del Satiro. E’ Luca che con la sua batteria dà il meglio di sé, è sentire la gran cassa nella pancia, è Cristiano che fa l’amore con la chitarra, è vederlo mentre si muove sul palco in quel modo tutto suo, è la convinzione che si rinnova: è il Dio della sensualità. E’ dare l’anima agli spettatori, è quasi la fine che si percepisce. E’ ridere con gusto. E’ ricordare quanti pensieri proibiti hanno accompagnato questa canzone.
Marlene è Impressioni di settembre *20, è la terza cover della PFM, è l’ultima canzone, è ogni volta stupirsi di quanto sia bella, è la loro ombra proiettata sulle pareti, è vederli giganti che si muovono. Sono tutte le teste che fanno su e giù.
Sono saluti, ringraziamenti, ancora saluti e baci tirati. Sono applausi infiniti, applausi che si alzano in piedi e ancora ringraziamenti. E’ la porta del backstage che si apre e vedere Gianni Maroccolo lì che li aspetta.
 
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[è maledire la mia macchinetta-giocattolo]
 
E’ un abbraccio davanti al mio cancello, è un "Grazie Marta, meno male che ci sei te che mi assecondi!" *risata*,
è la sua risposta "Grazie a Loro!". E’ vero, Grazie a Loro.
April 08

Lascia che ti vomiti un'onda di parole, Ma-Ma-Marlene è la migliore!

 
 
Fino ad ora non ho detto nulla per scaramanzia, ma adesso che la sicurezza del biglietto c’è,
finalmente mi libero: SABATO SERA, CONCERTO MARLENE.
Non so immaginare che tipo di emozioni mi attendono, non questa volta,
che riuscirò ad assaporare un pezzetto Fondamentale del mio Olimpo Musicale (scusate la rima), non questa volta.
Perché se penso a questo periodo indubbiamente intenso,
a questo inverno colorato come nessun altro inverno;
la colonna sonora portante, senza troppi ripensamenti, è ‘Nuotando nell’aria’ e tutto il nuovo album ‘Uno’
che [guarda un po’!] come tema principale ha l’amore in tutte le sue forme.
 
 
 
 
April 06

Rabbia senza direzione

 
 
"...e non so se ho dentro
tutta la rabbia che mi sento
non so se è dentro o fuori

se è rabbia vitale
o rabbia che ci muori
non so se è rabbia
di violenza o di sconforto
se è rabbia con una ragione
o dettata dal sentirmi in torto
se è rabbia di rabbia
o rabbia di malinconia
se solo sarà rabbia
o sono io a farne una malattia..."
 
-Giorgio Canali & Rossofuoco,
"Verità, la verità"-

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Incazzata con tutti e quindi con nessuno.
Qui intorno ci sono tutti...quindi nessuno.
 
 
 

March 18

E'UnPostoMachevole

13.03.08\17.03.08

Sveglia alle 6.30 di mattina, adrenalina della partenza.
Arrivo all’aeroporto con annessa dimenticanza dello zaino in macchina e conseguente corsa per riprenderlo.
Primo foto. Prime battute…energia.
Arrivo in quel di Spagna e inizio delle nostre serate NON-PROGRAMMATE, dei nostri raduni notturni in camera con la musica, varie aggiunte e la voglia di stare insieme comunque, aldilà delle nostre diversità abissali tra di noi.
I primi orientamenti in città tra metro e cartina nelle mani di zia Tom. Il nostro mix di italiano, romano, spangolo, inglese per la creazione di una lingua inventata dove la s finale la fa da podrona.
I km a piedi al passo di Fede con i suoi fedeli amici: il gesso e la stampella.
Le conoscenze fatte per caso: il prof. Amante del rock progressive, la ragazza che lascia l’Italia per vivere lì, il venditore di Kebab che tifa l’Udinese, quel ragazzo delle collanine con gli occhi scuri come un pozzo. Il cd di musica etno-medievale comprato a Toledo.
I musei da visitare quello del Prado e quello di Picasso…interminabili ma ammalianti. Discutere con Lucia del manierismo, del barocco o delle pennellate violente e feroci di Picasso…la ricerca dei particolari.
Sdraiarsi su un pratino o all’ombra di una chioma rotonda a mangiare i panini fatti ILLEGALMENTE a colazione.
Le canzoncine idiote improvvisate e presentate al nostro manager (pa-pa-pa-pa-pa-papino stai lì-lì-lì che io sto qui, paa-pa-pa-pa-pa-papino stai lì-lì-lì che io sto qui a Madrid). Le risate isteriche, gli sfottimenti, la stanchezza.
Uscire alle tre di notte in pigiama, farci le foto per strada conciati così. L’uscita all’Hard rock in infradito, la stampella dimenticata sugli scalini e la corsa in taxi per riprenderla. L’ossessione della stampella.
Il dentifricio spalmato addosso ad F. nel sonno, il sottofondo della Pantera Rosa per le nostre missioni. Rotolare nel corridoio e fare un volo assurdo sulla moquette + bruciatura sul gomito.
I balli in camera della formidabile coppia di intrattenitori [Fed & Giuls] al ritmo di CHOO-CHOO. Il discorso interminabile sulla scuola di Nicola, i nostri sbadigli, le sue ripetizioni. Gli occhi persi e fissi di Giulio. I soprannomi dell’ultima sera.
Il reparto di maternità dirimpettaio alla nostra camera e festeggiare per ogni bimbo nato. Le serate sbroccate e chiarite, quelle improvvisate ma le MIGLIORI: il quartiere gay, le nostre somme risate, quel locale di soli uomini sessantenni e il terrore alla vista di quel privè col travestito e i clienti dentro.
La valigia del Conte nascosta, i suoi vestiti indossati da Fede e Nico…la scoperta dello scherzo e il rincorrersi in mezzo alla strada.
Ballare le canzoni di chiesa spagnole la domenica delle palme in Plaza Real.
Ballare il valzer e il tango NEL palazzo reale.
Ballare davanti a degli artisti di strada; la stampella al cielo dello zoppo.
Ballare in discoteca: che tanto non ci piace MA balliamo.
Immaginare i pensieri della gente nella hall dell’albergo. Andare sull’altalena col cigolio delle catene ed essere diretti dal direttore d’orchestra.
Conoscere meglio, conoscere profondamente alcuni di loro e non capire affatto altri. Sentirsi uniti. Percepire finalmente Il legame con quelle tre. Sentire la mancanza di Madda. Avere Ninni più vicino all’estero che in Italia.
Adattarsi a tutto e a tutti…o almeno provarci.
Scrivere questi ricordi spezzettati su un sacchetto del vomito, guardare fuori dal finestrino e vedere le luci delle città minuscole che si diramano in mille direzioni. Avere già la nostalgia di essere priva di orari, di essere libera.

MADRID.